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La storia dell'argilla

Argilla  La storia dell'argilla dalle origini ai giorni nostri 

L'argilla nella storia dell'uomo

“Allora il Signore Iddio formò l’uomo dalla polvere della Terra e alitò nelle sue narici lo Spirito della vita e l’uomo divenne persona vivente” (Genesi 2, 7).

L’uomo biblicamente plasmato con l’argilla, proprio nell’umile argilla, ben presto ne scoprì le proprietà terapeutiche, proba­bilmente dopo avere osservato che gli animali feriti o malati si rotolavano nel fango e se ne spalmavano il corpo conseguendo la guarigione.

Fin dalla più remota antichità l’argilla è stata largamente utilizzata a scopo terapeutico, sia in Oriente che in Occidente. I Caldei, gli Assiri e gli Egizi la utilizzavano sia per via interna nelle affezioni del tratto gastrointestinale, sia per via locale per curare le manifestazioni morbose cutanee. Dioscoride, Galeno, Avicenna inserirono l’argilla nel loro arsenale terapeutico. Nella medicina popolare l’argilla diventa panacea.

 Il passo ricavato dal Vangelo apocrifo attribuito a Giovanni, noto anche come Vangelo degli Esseni, testimonia l’importanza data all’inizio del Cristianesimo alle norme igieniche ed ai consigli terapeutici: “Ai malati che venivano a mostrare le membra nodose e le deformità, Gesù indicò un luogo sulla riva del fiume in cui si trovava fango scaldato dai raggi del sole e disse loro: - Immergete i piedi nel fango affinché
l’abbraccio dell’angelo della Terra possa togliere dalle ossa ogni impurità e tutte le malattie che
le corrodono.
 Allora vedrete Satana e i vostri dolori scacciati dall’abbraccio dell’angelo della Terra. E il gonfiore delle ossa si dissolverà, le membra si raddrizzeranno e sarete liberi da ogni dolore-”.

Antiche testimonianze su tale panacea ci vengono riferite da Ga­leno, Plinio il Vecchio nella sua “Storia naturale” descrive minuziosamente come veniva impiegata e Dioscoride che cita l’argilla nel suo trattato “Della materia medica” in particolare ne sottolinea le ca­ratteristiche e le proprietà astringenti, cicatrizzanti, antin­fiammatorie, emostatiche, disintossicanti e non trascura di ci­tarne anche le benefiche applicazioni cosmetologiche.

Fu l’Egitto la culla dell’argilla. Come ci tramandano i papiri, i medici dei Faraoni utilizzavano l’ocra gialla, terra argillosa mescolata con ossido di ferro. Anche gli imbalsamatori ne utilizzavano le proprietà purificatrici ed antisettiche per l’ingrato lavoro che svolgevano.

Nell’antica Roma l’argilla era molto conosciuta e ampiamente utilizzata contro molteplici affezioni.

Nel Medio Evo il medico e filosofo persiano Usain Ibn Sina Avicenna, nella sua opera “Canone della Medicina” con grande sapienza di particolari descrive l’utilizzo dell’argilla.
Marco Polo ne parla nei suoi appunti di viaggio in terre lontane così come altri etnologi per l’uso delle genti di mangiare la terra in Asia e in Africa come nelle Americhe.
Con la fine del Medio Evo e l’inizio del Rinascimento, periodo ostile a tutti i rimedi naturali e con l’Illuminismo che rifiutava tutto ciò che non soddisfaceva i lumi della ragione, il retaggio sull’uso dell’argilla rimase prerogativa di pochi testardi eremiti.
L’abate Kneipp, alla fine dell’ottocento, difese con tenacia l’utilizzo dell’argilla per scopi terapeutici e ottenne grossi successi nella cura dell’afta epizootica; dopo i successi ottenuti sugli animali, Kneipp cominciò ad impiegare l’argilla per curare le persone. .

La scoperta dell'argilla ai giorni nostri

Gradualmente l’uso terapeutico dell’argilla è ritornato in auge in tutto il mondo.

Ricerche condotte dalla NASA hanno dimostrato che i minerali argillosi hanno la capacità di concentrare l’energia attirando gli elettroni liberi, per poi sprigionarla in forme tali da consentire l’aggregazione delle prime complesse sequenze di molecole organiche che successivamente, sempre per mezzo dell’argilla, si sarebbero replicate in strutture identiche e ordinate, sino alla costituzione delle prime catene di DNA, un acido presente nel nucleo cellulare. 
Infatti secondo una teoria formulata negli anni ottanta da uno chimico scozzese A. G: Cairns Smith, la scintilla della vita sarebbe scaturita da una serie di complicate reazioni biochimiche avvenute in seno alle masse argillose.

La terra dalla quale proveniamo, alla quale ritorneremo. La terra dalla quale nasce tutto quello che vive e a cui ritorna tutto quello che muore alla vita terrena. La terra che riceve la morte e da la vita.
Con il sole, l’aria, l’acqua, l’argilla terra di vita, capta i principi vitali eterei del nostro grande Creatore, costituendo così il più potente agente di rigenerazione fisica e spirituale.

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